Salute

Corruzione: Armao ai domiciliari e le “mazzette” nel pendolo

Redazione

Corruzione: Armao ai domiciliari e le “mazzette” nel pendolo

Ven, 06/11/2026 - 18:27

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Le videocamere della Squadra Mobile di Palermo avevano immortalato l’avvocato e docente universitario Gaetano Armao mentre nascondeva le presunte mazzette all’interno di un orologio a pendolo nel suo studio privato. L’ex vicepresidente della Regione ha sempre respinto le accuse. Alla fine e’ arrivata la decisione della gip: arresti domiciliari per Gaetano Armao, ex presidente della Cts della Regione siciliana, e per l’avvocato Pierluigi Matta, accusati del reato di corruzione. La giudice per le indagini preliminari Giuseppa Zampino ha emesso l’ordinanza dopo gli interrogatori preventivi svolti il 13 e il 14 ottobre scorsi. I pm di Palermo – La procura di Palermo aveva chiesto per entrambi la custodia cautelare in carcere. Per Matta – che nel frattempo aveva compiuto 70 anni – il pm, nel corso dell’interrogatorio preventivo, aveva poi modificato la richiesta con gli arresti domiciliari. Il legale e’ accusato di avere fatto da trait d’union tra gli imprenditori e l’ex presidente della Cts al quale avrebbe girato le mazzette raccolte sotto forma di consulenze ritenute fittizie. Secondo le indagini della procura di Palermo – coordinate dal procuratore capo Maurizio de Lucia, dall’aggiunto Francesca Mazzocco e i sostituti Zoppi, Faletra e Macaluso – Armao avrebbe intascato mazzette in cambio di favori nell’ambito dei suoi incarichi di presidente della Commissione tecnico specialistica per i parei ambientali della Regione siciliana, fino all’agosto scorso esperto giuridico del presidente della Regione siciliana. Secondo le contestazioni il sistema di corruzione era basato su “aiuti” che Armao avrebbe dato ad aziende impegnate nella produzione di energie alternative, sia come presidente della Cts, commissione tecnica specialistica della Regione, sia come ex esponente politico munito di solidi agganci negli uffici regionali. Un appoggio sarebbe stato dato anche a societa’ specializzate nelle cure palliative, che temevano l’allargamento dei sostegni regionali anche ad altre realta’ impegnate nello stesso campo.

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